Influencer su Instagram: lo IAP interviene sulle pubblicità occulte

C’è chi l’ha definita la fine dell’influencer marketing su Instagram e chi è contento per questo grande passo verso la trasparenza ed il rispetto dei consumatori, di certo c’è che i provvedimenti presi dallo IAP nei confronti delle celebrities che postano contenuti con pubblicità occulta si configurano come un importante passo avanti rispetto al tema della trasparenza.

Dopo le denunce da parte dell’Antitrust e dell’Agcom che hanno sostanzialmente chiesto di porre fine a tutta una serie di contenuti non apertamente pubblicitari ma che in un modo o nell’altro vengono pubblicati con l’intento di sponsorizzare un marchio o prodotto, lo IAP ha deciso di pronunciarsi quantomeno per definire i limiti del contenuto pubblicitario e suggerire modi adeguati per comunicarlo in maniera trasparente.

influencer-su-instagram1  

Cosa fanno gli Influencer

A condividere questi contenuti, tantissimi vip finiti sotto accusa: dalla Fashion Blogger Chiara Ferragni alla soubrette Belen, dal cantante Fedez all’ex velina Giorgia Palmas.

Scorrendo i loro profili ci si può imbattere in foto che ritraggono scene di vita vissuta alternati a fotografie studiate nei minimi dettagli, palesemente pubblicitarie, che magari rimandano al profilo Instagram del prodotto o dell’azienda sponsorizzata. Bevande, macchine, occhiali da sole, sigarette elettroniche e cosmetici, i prodotti pubblicizzati in maniera occulta dai vip sono pressoché infiniti e vengono esaltati, spesso goffamente, nel chiaro intento di muovere le masse spingendole a dare credito al brand.  

Influencer e Instagram: una questione di trasparenza

 

influencer-su-instagram2

Chiaramente nessuno si sognerebbe mai di lamentarsi del fatto che i brand ingaggino testimonial, anzi, sappiamo tutto che la pubblicità è l’anima del commercio e che i brand dedicano molto tempo ad agganciare gli Influencer sui social (a proposito, se vuoi sapere come farlo su Twitter leggi il nostro articolo sulle Digital PR su Twitter). 

Ad essere messa sotto accusa non è chiaramente la relazione lavorativa fra i personaggi e un’azienda, bensì il fatto che la loro relazione lavorativa non sia esplicitata agli utenti che, specialmente se giovani, possono essere facili vittime di questa pubblicità occulta.  

Cosa succede all’estero

Il magazine Business Insider  ha pubblicato un articolo in cui spiega come i paesi anglosassoni si siano presto dotati di una disciplina in materia.

“L’autority americana Federal Trade Commission – spiega B I – che “Qualora sia presente una connessione finanziaria tra l’influencer e l’azienda, il pubblico ha il diritto di essere a conoscenza di questa relazione, anche se si tratta di uno sconto da un dollaro perché questo ha un incentivo nella pubblicazione dell’immagine.”

In Inghilterra invece l’Asa ha decretato che per evitare multe e sanzioni, gli Influencer di Instagram devo pubblicare i contenuti i contenuti sponsorizzati “etichettandoli” con l’hashtag #AD o #ADVERTISING in modo da dichiarare apertamente che alla base di quel contenuto ci sia una relazione lavorativa con il brand. 

La situazione in Italia

Il nostro paese si dirige verso la stessa direzione, ma più a rilento, perché gli istituti che vigilano sulla corretta esecuzione della pubblicità da soli possono poco, ciò che serve è chiaramente un appoggio legislativo.

influencer-su-instagram3

Lo IAP si è comunque mosso in tal senso, pubblicando una digital chart per mettere nero su bianco cosa è pubblicità e cosa non lo è. Il documento, disponibile sul sito dell’istituto, suggerisce anche alcuni accorgimenti da utilizzare nel caso di contenuti sponsorizzati:

#(hashtag) più il brand in abbinamento con:

• #(hashtag) più il nome della campagna pubblicitaria in corso o accompagnato dal claim principale della campagna pubblicitaria, sempre che tale campagna o il suo claim abbiano acquisito notorietà

• il link al sito internet del brand (ad esempio, un link che rimandi direttamente alla pagina dello shop-online)

• il link al sito internet del brand unitamente al @tag alla pagina proprietaria del brand sui social media (ad es. Instagram e Facebook)

Comunicare che si tratta di un post sponsorizzato però, è un dettaglio chelo IAP lascia in mano agli inserzionisti:

“Il fine promozionale del commento o dell’opinione espressa da celebrity/influencer/blogger, qualora non sia già chiaramente riconoscibile dal contesto, deve essere reso noto all’utente con mezzi idonei.”

Fra i primi ad adeguarsi a questo nuovo cambio di rotta c’è Chiara Ferragni, la fashion blogger osannata dai brand che ha deciso di inserire (ogni tanto) l’hashtag #AD sotto ai post che la ritraggono con prodotti di specifici brand. Il suo è ovviamente un profilo di portata internazionale e che quindi ha dovuto prendere provvedimenti per non incorrere in sanzioni da parte del governo americano.

In conclusione

In Italia siamo ancora lontani da una vera e propria legge che si occupi in modo specifico della pubblicità occulta sui social network ma certo che gli sforzi si stiano muovendo in tal senso. L’obiettivo, per tutti, sarà quello di dare agli utenti un diritto sacrosanto che spesso sui social viene dimenticato: la trasparenza, il diritto a sapere la verità. 

Aprire un profilo su Instagram è una grande opportunità per le aziende ma anche per le pubbliche amministrazioni, come abbiamo visto nel nostro articolo dedicato ad Instagram per la PA.  Quando si tratta di influencer su Instagram (così come sugli altri social) molti di loro tendono a sfruttare in maniera non proprio corretta il loro profilo e a non dichiarare le proprie collaborazioni. Ti sei mai trovato davanti ad un contenuto con pubblicità occulta? Mi piacerebbe parlarne, scrivilo nei commenti!

Riguardo l'autore

Durante la Laurea in Comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità, collabora con alcune realtà che si occupano di formazione in ambito Digital e lavora per la Pubblica amministrazione. Dopo la Laurea e una breve esperienza in una web agency di Bologna inizia ad avere piccole collaborazioni svolgendo il lavoro di Copy e Community Manager. Decide in pochi mesi di aprire una Partita iva e diventare freelance, perché è fermamente convinta che sia la modalità di lavoro che faccia al caso suo. Attualmente lavora come Copy, Community Manager e digital PR per diverse agenzie divise fra Bologna e Modena e collabora con alcune piccole imprese locali. Ha costruito la sua esperienza nei settori food, moda, lifestyle, automotive, PA, arredamento e settore assicurativo.

0 Commenti

Scrivi un commento