Cyberbullismo: come difendersi dal bullismo digitale online? Le risposte di Facebook e della legge italiana

Il cyberbullismo è un fenomeno di bullismo digitale che consiste nella diffusione di foto, filmati e altro materiale diffamatorio, senza il consenso delle persone coinvolte. Questo fenomeno coinvolge principalmente gli adolescenti e si diffonde a macchia d’olio grazie all’utilizzo della rete e soprattutto dei social network.

Non stupisce, quindi, che Facebook abbia annunciato l’aggiornamento del suo Centro per la sicurezza e l’introduzione di una piattaforma di prevenzione contro il bullismo, sviluppata in collaborazione con lo Yale Center for Emotional Intelligence.

La piattaforma è aperta e si rivolge ad adolescenti, genitori ed educatori per fornire loro le principali linee guida per un corretto comportamento nel caso in cui si finisca per essere – direttamente o indirettamente – vittime di cyberbullismo su Facebook. Il vademecum, scaricabile in pdf, spiega come segnalare post inadeguati, denunciare video o immagini lesive, bloccare utenti che ci stanno importunando e spiega, nei casi più gravi, a quale autorità rivolgersi.

Stop Cyberbullismo

 

Sulla scia di questa risposta “tecnica” di Facebook al problema del bullismo digitale, si è mosso anche il Parlamento Italiano che, lo scorso 21 settembre, ha approvato alla Camera una proposta di legge sul cyberbullismo. L’obiettivo della legge, almeno sulla carta, è dare uno strumento di tutela a chi è vittima di comportamenti vessatori e di emarginazione compiuti attraverso l’uso distorto e violento della rete. Come? Attraverso la possibilità di ottenere l’oscuramento o la rimozione dei contenuti online.

Tuttavia, in Italia una legge c’era già. Cosa cambia, quindi, con questo nuovo provvedimento? Abbiamo rivolto questa domanda all’Avv. Sveva Antonini di Red Points, società specializzata in tutela della reputazione online, mediante il servizio Tutela Digitale.

Cosa cambierà per le vittime di cyberbullismo con l’introduzione di questa nuova legge?

Sveva Antonini: La possibilità per la vittima o per i genitori di richiedere al gestore della piattaforma l’oscuramento dei contenuti sul web, era già presente nella legislazione italiana. Le novità reali riguardano tempi e pene. Le tempistiche diventano ora molto incalzanti: 48 ore dalla richiesta, trascorse le quali l’interessato, in caso di mancata risposta, potrà rivolgersi direttamente al Garante della privacy per esigere la rimozione dei contenuti lesivi. Cambierà anche la pena, stante la aggravante specifica introdotta, che prevede una pena da 1 a 6 anni per lo stalking informatico.  

Una legge, è questa per lei la miglior risposta al fenomeno del cyberbullismo?

S.A.: Non credo che questo nuovo disegno di legge fornisca strumenti utili ad arginare episodi così spiacevoli. Sicuramente, un aspetto positivo della nuova legge sul cyberbullismo è che ha portato maggiore attenzione sull’argomento e la consapevolezza della necessità di norme che tutelino la propria identità sul web.  Tuttavia, a mio parere, il web resta solo una lente di ingrandimento di quello che avviene nella società, dove risiede la vera radice del problema.

Diffamazione

 

In base alla sua esperienza, quale consiglio si sente di dare alle persone coinvolte in episodi di bullismo digitale?

S.A.: E’ necessario che, ognuno di noi nel suo piccolo, monitori la sua reputazione online, anche soltanto interrogando i risultati di ricerca di Google. Basta infatti una verifica periodica per individuare eventuali foto, immagini e contenuti negativi che circolano sul nostro conto e per capire da quali fonti (e persone) provengano. Se la rimozione di questi contenuti è da ottenere urgentemente, un’alternativa valida è il ricorso a strumenti tecnologici in grado di individuare un contenuto web – sia esso testo, video o immagine – e di eliminarlo del tutto oppure de-indicizzarlo cioè farlo scendere progressivamente nei risultati di ricerca.
Questa attività viene svolta da società specializzate, come Red Points, su motori di ricerca, social network e Youtube.

Con questo post abbiamo cercato di analizzare il fenomeno del cyberbullismo da un punto di vista legale, tecnico ed informatico. L’impressione generale è che, gli strumenti proposti possano arginare le ripercussioni di questi episodi sui diretti interessati, ma sia necessario un’attività preventiva all’interno della famiglia e della scuola. E voi cosa ne pensate?

Riguardo l'autore

Sara Mariani

Web copywriter, esperta in SEO Copy e Content Marketing. Dopo una laurea in materie umanistiche e un master in Marketing, Comunicazione d'impresa e Pubbliche Relazioni, sviluppa le prime collaborazioni come copy writer e addetto ufficio stampa. Nel 2006 entra con il ruolo di responsabile di progetto a Noetica e sviluppa piani di comunicazione web: scrivere e trovare contenuti vincenti per il web è la sua "missione". Dall'incontro tra le esperienze d'agenzia e la passione per l'insegnamento nascono i suoi corsi di formazione.

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