La vecchia storia dello storytelling

Cos’è, com’è cominciata, perché continua a piacerci tanto…

Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla. Lo scrive uno che ci crede veramente: se così non fosse, Alessandro Baricco non avrebbe fatto dello storytelling il suo mestiere… E con questo non intendiamo rivelarvi che lo scrittore ha deciso di darsi al web marketing, ma ci riferiamo al significato letterale di questa fortunata parola: raccontare una storia”, appunto. Una necessità innata nell’uomo e un’abilità che dà il potere, a chi ne ha l’abilità, di emozionare, affascinare, sedurre il proprio interlocutore. Sarà per questo che lo storytelling sta lentamente scalzando il martellante spot pubblicitario, diventando lo strumento privilegiato per lavorare sulla reputazione di un brand? Sembrerebbe proprio di sì. Educati dai social a costruire una familiarità virtuale con ciò che un tempo sembrava distante e inaccessibile, ci piace conoscere a fondo il brand, il suo background, per sentire che la storia dell’azienda, in fondo, è una storia comune, che conserva retroscena e aneddoti che la rendono umana, e che siano capaci di interessarci e coinvolgerci.

Evoluzione dello storytelling: della “finzione” abbiamo bisogno

Come ci mostra questa fantastica infografica tratta da ninjamarketing.it, lo storytelling si perde nella notte dei tempi. L’uomo è sempre andato pazzo per le storie, in tutte le sue forme. Perché tanto interesse? Perché ha un innato bisogno di evasione, che lo porta a leggere ed ascoltare ciò che succede agli altri, e di immedesimarsi in ciò che gli viene raccontato. Vale per la narrazione artistica, vale per il branding . evoluzione dello storytelling

In principio era lo spot: della finzione non ci fidiamo

In principio era il Carosello. Poi arrivò la nipote disperata per via del suo candeggio, che chiedeva aiuto alla nonna che invece usava Ace e aveva delle tovaglie indistruttibili. Anche quello era storytelling: ne ricordiamo ancora oggi le battute a memoria, e ne sorridiamo. Sorridiamo dei ricordi a cui gli spot ci rimandano, ma sorridiamo anche dei loro ingenui tentativi di far leva sulla nostra ingenuità. Oggi, potremmo mai affidarci alla nonna, per credere che “Ace smacchia a fondo senza strap”? Sappiamo che la sponsorizzazione è finzione, e che quando un brand decanta le proprie lodi, lo fa perché ne ha tutto l’interesse.

Che storie vogliamo sentire oggi?

Partiamo da un presupposto, siamo tutti autori di storie: le nostre storie sono sui monitor dei nostri contatti. I post di Facebook che raccontano della trasferta di lavoro corredata di foto, delle vacanze estive, degli imprevisti divertenti e degli incontri interessanti, sempre documentati da tag e foto, sono storytelling. Il blog del viaggiatore che sta attraversando il mondo in bicicletta è storytelling, i tweet e le foto di un evento in tempo reale sono storytelling. Siamo sempre più abituati a produrre e leggere storie vere, ma prestiamo attenzione solo a quelle che reputiamo interessanti. E quindi, per raccontare se stesso in modo realistico, convincente e interessante, il brand, cosa deve fare?
  • Deve essere attendibile. Raccontarsi in maniera sincera è il presupposto per guadagnare fiducia.
  • Ciò che ci racconta deve risultare familiare. Un’azienda è fatta di uomini, e dunque  di aneddoti, retroscena e imprevisti. Raccontarne il lato umano serve ad accorciare le distanze. Solo così chi ascolta la storia può immedesimarsi in essa.
  • Perché una storia sia interessante, deve essere coinvolgente. Deve essere capace di farci sorridere e – perché no? – di farci emozionare.
  • Deve essere semplice.
Proprio come ci mostra questa infografica pubblicata da adarte.pro: elementi vincenti dello storytelling Volete un esempio pratico? Per restare in tema, vi lasciamo con una storia: quella di “Latte Arborea”, piccola azienda sarda che grazie ad un efficace storytelling e ad un’ottima strategia di gestione dei propri canali social, è riuscita a farsi conoscere in tutto il territorio nazionale. Vi piacerebbe imparare a scrivere utilizzando le giuste strategie per “sedurre” il lettore e “piacere” al motore di ricerca? Come tutte le arti, lo storytelling si impara sul campo: il corso di web writing e SEO copy saprà darvi gli strumenti che vi servono per metterlo in pratica…  

Riguardo l'autore

Silvia Trigilio

Silvia Trigilio è Direttore Responsabile del magazine on line Il Giornale del Cibo edito da CIR food ( 6 milioni di visite annue) e del blog InSalute di UniSalute Spa (5 milioni di visite annue). Si occupa nello specifico della definizione dei piani editoriali, stesura e supervisione testi e gestione dei contenuti social.

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