Web reputation e lavoro: quanto conta il profilo Facebook?

Quanto conta la Web Reputation per la ricerca del lavoro? 
Non è una novità il fatto che sempre più aziende in fase di recruiting utilizzino i Social Network come filtro di selezione. Curiosare nelle vite dei candidati pare essere ormai una prassi consolidata presso gli uffici di HR di mezzo mondo.

Se siamo alla ricerca di un lavoro possiamo quindi scegliere se sfruttare i Social Network a nostro favore per comunicare meglio chi siamo e le nostre qualità. Ma da dove si parte per iniziare a costruirsi una buona Web Reputation? E perché è così importante? Iniziamo col dire che costruire una buona reputazione online è un lavoro lungo e costante e sicuramente si potrebbe trattare approfonditamente l’argomento. Ma in questa sede mi voglio occupare delle basi e di quei piccoli semplici accorgimenti che, se adottati, ci aiutano a raccontarci meglio. 

Come posso far si che il datore di lavoro mi scelga? In base a cosa giudicano i selezionatori?

Web Reputation: cosa guardano “gli altri”?

 Per rispondere a queste domande è bene sapere che chi deve selezionarci guarda essenzialmente 3 cose: come ci presentiamo, cosa condividiamo, come interagiamo.

Il modo in cui viviamo il web parla di noi e analizzando queste tre aspetti del nostro essere (online) chiunque può dedurre qualcosa della nostra personalità e del nostro atteggiamento. Come si fa per evitare di essere scartati?

Questo contributo da una mia esperienza pregressa: in passato mi è capitato di selezionare persone per alcuni progetti di lavoro, quindi oggi provo a descrivere il ragionamento che ho fatto e che mi ha portato a scegliere delle persone piuttosto che altre.

Come ci presentiamo

La prima cosa sulla quale cade il mio occhio è la foto profilo e in generale tutte le informazioni che compaiono nella schermata iniziale. Su Facebook ad esempio, indago nella sezione “Informazioni” per inquadrare meglio la persona e il suo trascorso, cercando di capire da dove viene e che esperienze ha, sfoglio le foto del profilo e cerco di indagare sui suoi interessi. 

Fra le cose che non vorrei mai vedere in questa fase ci sono sicuramente: 

  • le foto profilo che rappresentano paesaggi, oggetti, personaggi inventati, foto di comitive, scritte etc.
  • le professioni bislacche tipo “Lavoro presso la Kider come assaggiatore seriale di barrette di cioccolata”
  • provenienze farlocche tipo “Nata su Venere”, “Vive su Marte”

Chi legge queste informazioni palesemente false non riuscirà a decifrarvi e si sentirà depistato, inoltre se già dalle cose basilari vi mostrate scherzosi sarà difficile prendervi sul serio più avanti… Le foto parlano di noi: volete mettere in risalto le vostre qualità? Evitate di pubblicare solo foto che vi ritraggono con un Mojito gigante accerchiato da cubiste mezze nude. Non che ci sia niente di male, per carità, ma ogni tanto una foto in cui si è ben vestiti non guasta… 

Il mio consiglio
: scegliete una foto profilo personale in cui si veda bene il vostro viso e in cui siete sorridenti e possibilmente con un aspetto naturale, quotidiano. Evitate di mettere foto profilo che vi ritraggano come non siete nella realtà. Cercate di inserire le vostre informazioni corrette e di tenerle aggiornate: la gente percepirà la vostra precisione e il fatto che ci tenete molto a comunicare bene chi siete. 

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Cosa condividiamo

Ciò che condividiamo e come lo facciamo dice tanto di noi. Ciò che di solito cerco di capire è che tipo di contenuti una persona condivide e con che frequenza lo fa. Fra i frequentatori di Facebook che ho analizzato c’era chi si concentrava sulle foto, chi condivideva articoli e notizie, chi invece preferiva i contenuti legati ai propri interessi. E poi c’erano quelli che condividevano frasi, foto, link dei parlamentari che rubano soldi, critiche, insulti, parolacce e quant’altro. Chi decide di utilizzare strategicamente il proprio profilo personale dovrebbe pensare a che tipo di immagine vuole da di sé e in base a questo, condividere contenuti coerenti con questa idea.

Una cosa importante da considerare è che chi ha un profilo pubblico spesso dimentica facilmente che ciò che dice sia sotto gli occhi di tutti, ma davvero tutti. Ancora più facile è dimenticarsi che le parole che si dicono hanno un’eco gigantesco, che rimangono sul web e possono aver effetti sugli altri e sulla percezione che i nostri seguaci hanno di noi.
Sono in molti a sostenere che nell’era dei social, viviamo una spersonalizzazione dei confronti di ciò che noi stessi scriviamo e sosteniamo, infatti molta gente è talmente distante dalle idee che esprime online, che non pensano neanche al fatto che ci siano persone che leggono, metabolizzano, giudicano, o si sentono ferite.

Lamentele, critiche feroci, parolacce, insulti sono tutte cose che la gente spesso scrive con leggerezza e senza pensare alle conseguenze. La domanda che mi pongo è: quanti si chiedono a cosa pensano gli altri quando leggono ciò che scriviamo? 

Quando leggo post che contengono insulti verso persone o situazioni, ad esempio, tendo a percepire quella persona come un individuo pieno di rabbia e con poca capacità di controllo rispetto alle situazioni negative. Credete che tutto questo sia rassicurante per una persone che potrebbe darvi un lavoro? Eh… Appunto.

Il mio consiglio: online, così come nella vita reale, essere calmi, pacifici, positivi e propositivi ci aiuta a metabolizzare meglio le situazioni, quindi condividiamo esperienze belle, pensieri positivi, storie incoraggianti! E cosa più importante: quando siamo tristi, sofferenti o piedi di ira per qualcosa, allontaniamoci dalla tastiera.


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Come interagiamo

Avete presente i colloqui collettivi che molte aziende fanno per capire come interagiscono i candidati? Ecco: osservare le persone che interagiscono sui social può avere più o meno lo stesso valore. Chiaramente il modo in cui ci esprimiamo dice molto sul nostro atteggiamento. Comunicare sui social è un’attività che richiede un certo grado di circolarità: ascoltiamo e rispondiamo, diamo spazio agli altri e diciamo la nostra quando interpellati, senza urlare e senza sproloqui.

Si può lasciare il segno in una conversazione dicendo la cosa giusta al momento giusto piuttosto che assillando gli altri con parole inutili, o tentando di rispondere a tutti allo stesso momento. Spesso le conversazioni sui social sono ricche di interferenze ed è difficile gestirle perché tutti tentano di emergere. Ne risulta che o facciamo ordine oppure veniamo risucchiati dal vortice delle parole, con la conseguenza che le nostre interazioni perderanno di qualità.

Il punto è che parlare per esprimere la propria opinione o posizione non è strettamente necessario: in un mondo in cui tutti credono di essere grandi oratori con la verità in mano per il semplice fatto di avere un “pubblico” di amici e conoscenti che legge, stare zitti è una delle più eleganti forme per comunicare qualcosa.

Il mio consiglio: interagite con prudenza, pensate due volte prima di scrivere qualcosa sul web, specialmente nelle arene frequentate da molte persone. Date spazio agli altri e non abbiate fretta di rispondere, prendetevi il tempo necessario. Ricordate che scrivere in italiano è sempre di moda, che l’abuso di emoticons e dei segni di punteggiatura disturbano la lettura e che scrivere in maiuscolo sul web equivale ad urlare


Queste non sono regole ferree e non devono essere seguite per forza. Ciò che avete letto è come ha ragionato e ragiona una persona che si è trovata a selezionare persone tramite i social. Potrebbe accadere che anche un datore di lavoro ragioni in questi termini e che quindi, gli accorgimenti appena descritti potrebbero ritornare utili.
Quindi se siete in prossimità di colloqui e test, iniziare a dare un’occhiata al vostro profilo per rimetterlo in sesto! Sottovalutare la cura della propria Web Reputation significa vanificare tutti il lavoro che facciamo offline per renderci accattivanti! 

Riguardo l'autore

Durante la Laurea in Comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità, collabora con alcune realtà che si occupano di formazione in ambito Digital e lavora per la Pubblica amministrazione. Dopo la Laurea e una breve esperienza in una web agency di Bologna inizia ad avere piccole collaborazioni svolgendo il lavoro di Copy e Community Manager. Decide in pochi mesi di aprire una Partita iva e diventare freelance, perché è fermamente convinta che sia la modalità di lavoro che faccia al caso suo. Attualmente lavora come Copy, Community Manager e digital PR per diverse agenzie divise fra Bologna e Modena e collabora con alcune piccole imprese locali. Ha costruito la sua esperienza nei settori food, moda, lifestyle, automotive, PA, arredamento e settore assicurativo.

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