Social network, tra rischi e reati

Intervista a Massimo Melica

Qualche giorno fa il Ministero della Giustizia ha pubblicato iGloss@, un glossario del cybercrimine, ossia una lista di termini con cui chi naviga in rete ha imparato, più o meno, a confrontarsi. Dallo spamming al cyberstalking, dai troll alle candy girl, il glossario ha lo scopo di catalogare sia i comportamenti a rischio sia i reati veri e propri che vengono commessi online. Questa iniziativa, al di là delle critiche che si possono muovere, offre l’occasione per riflettere sulla quantità di rischi connessi all’uso della rete e dei social network. Ne ho parlato con Massimo Melica, avvocato dello studio Melica, Scadelin & Partners, esperto di diritto applicato alle nuove tecnologie della comunicazione.

Buongiorno Massimo, innanzitutto cosa pensa del glossario dei comportamenti devianti redatto dal Ministero della Giustizia? 

Occorre accogliere con favore ogni iniziativa volta a promuovere un uso responsabile e consapevole dello strumento tecnologico da parte degli utenti: sia giovani che adulti. Il glossario del Ministero è un buon punto di partenza, tuttavia auspico continui upgrade in quanto già oggi annoto alcune lacune come la mancanza di voci, per esempio: defacement o sex roulette. Inoltre un costante aggiornamento seguirebbe la continua evoluzione delle azioni anetiche che nel web trovano purtroppo facile diffusione.

Quali sono i crimini più frequenti che rischiamo di commettere o che commettiamo senza accorgercene sui social network?

Nella mia esperienza professionale non esiste un solo servizio telematico che non sia stato usato per commettere dei reati: chat, editoria, gruppi di discussione, social network, canali di condivisione, posta elettronica, giochi di ruolo etc tutti sono stati territorio fertile per utenti che, in spregio alle più elementari condotte civili, hanno posto in essere atti illeciti. Il problema, come sempre non è il fattore tecnologico ma il fattore umano che, spesso nell’illusione di essere celato dall’anonimato, vede diminuire l’elemento psicologico del reato commettendo azioni che in un diverso contesto non avrebbe mai posto in essere. Da qui i reati più diffusi sono quelli connessi all’immagine della vittima: ingiuria, minacce, diffamazione ossia quei reati che la mediazione del computer non permette all’agente criminoso di percepire l’azione illecita.

Parlando di diffamazione, se si è la vittima, quando è il caso di soprassedere e quando invece è opportuno adire le vie legali?

Se riteniamo di esser stati diffamati è sempre il caso di rivolgersi alle autorità per difendere il proprio diritto e non vedersi attribuiti fatti o dati che possono ledere la nostra: reputazione, onorabilità o peggio avere una ripercussione nella nostra sfera personale. Sia chiaro che in determinati contesti come i social network, in cui il confronto acceso spesso diventa altamente confidenziale e aspro, una forte eccezione alla propria opinione non può essere ritenuta: offensiva o diffamatoria. Occorre quindi valutare caso per caso la presenza o meno di particolari requisiti giuridici tali da configurare il reato. Inoltre, problema di non poco conto, nel mondo di Internet l’acquisizione della prova digitale, da produrre sia con la querela sia in una fase processuale, non è semplice e spesso occorre rivolgersi a degli specialisti. Non basta stampare ciò che vediamo sul monitor, soprattutto nei casi in cui la volatilità del dato digitale può essere eccepita in giudizio, per formare una prova.

Quali sono, invece, i principali rischi per le aziende sui social?

Le aziende spesso affrontano i giudizi severi dei consumatori, occorre valutare sempre se questi giudizi sono sinceri, documentati o se tendono a ledere la web reputation dell’azienda o di un prodotto per fini speculativi. L’azione di monitoraggio della Rete, da parte delle aziende a tutela della propria immagine, è ormai consolidata e indispensabile.

Come si è adattato il sistema investigativo?

Il sistema investigativo italiano, sebbene soffra come altri settori di scarse risorse, è molto competente e preparato nel contrastare i reati soprattutto in casi in cui il fattore tempo è importantissimo. La Polizia postale e delle comunicazioni è il soggetto di riferimento per coloro i quali desiderano avviare un’azione a tutela dei propri diritti in Rete, tuttavia anche la figura di un difensore – esperto della materia – è fondamentale per definire alcuni aspetti tecnologici e giuridici nell’ottica della difesa di un diritto.

Cosa bisogna assolutamente non dimenticare quando si naviga?

Non occorre mai dimenticare che l’anello debole delle tecnologie digitali è costituito dal fattore umano che determinandone l’uso ne riconosce un pericolo o un’opportunità. Occorre ricordarsi che il rispetto della libertà e della identità digitale altrui, comincia sulla nostra tastiera e che un mondo migliore è possibile costruirlo solo se riusciremo ad esser fedeli alla genesi del web ispirata a principi di: libertà, democrazia, trasparenza e condivisione.   Ringrazio Massimo Melica, per la sua disponibilità e per questo ultimo prezioso consiglio.

Riguardo l'autore

Maria Chiara Greco

Web Writing esperta, si occupa di SEO Copy e Social Media Marketing. Collabora con diverse agenzie di comunicazione Web tra le quali Net Propaganda e Noetica.

0 Commenti

    Scrivi un commento